La vita di Arolas è degna di un eroe romantico della
letteratura ottocentesca e Di Marco riesce a raccontarla
in una sorta di Commedia Umana
Balzachiana di stampo Tanguero.
In un interessante processo di gemmazione narrativa, Di
Marco intreccia storie e vite.
Agustin Bardi, i fratelli De Caro,Canaro ed altri ancora
sono i protagonisti assieme ad Arolas ma compaiono anche
nome illustri come Isadora Duncan, Giacometti, Picasso…
Sembra quasi che la vita di Arolas sia solo un pretesto
per fornire informazioni, sviluppare relazioni, rendere
il clima di quel periodo che sta a cavallo tra 800 e 900
e che segnerà l’inizio del mondo moderno attraverso
accadimenti infausti, come la prima guerra mondiale, ma
anche rivoluzioni in campo industriale e artistico.
Ormai da molti anni il Tango ha varcato i confini di Buenos
Aires e trova espressioni interessanti un po’ in tutto
il mondo.
In Italia si sono moltiplicate le scuole di Tango.
Quello dei tangueros è un popolo dai grandi
numeri e finalmente esigente.
In internet i siti che parlano di Tango sono cresciuti in
numero e qualità.
A Di Marco va riconosciuto il merito di una produzione
saggistica di alto livello che si smarca dai soliti
libri sulle origini e etimologie del tango (e via dicendo)
oramai triti e ritriti, frutto soltanto di ricerche bibliografiche,
talvolta anche un po’ superficiali.
Come nei precedenti libri su Gavito
(vedi
post) e El Cachafaz, Di Marco va alla
ricerca dei testimoni che ancora resistono al corso del
tempo e da loro trae storie ed emozioni che poi riesce a
rielaborare in una narrazione che è al contempo precisa,
dettagliata e intima, quasi confidenziale.
Il risultato a mio avviso è efficace, il
libro si legge piacevolmente offrendoci molti stimoli per
la nostra personale ricerca.