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DA
"JORGE LUIS BORGES E IL TANGO"
di Monica
Fumagalli
Nel 1932, con la raccolta di saggi Discussione, Borges è
già rivolto chiaramente ad una visione universalistica
della letteratura, rinnega i suoi saggi anteriori come errori
di gioventù e dichiara l'ambizione di un'argentinità
che emerga da concetti universali, dal pudore, dalla sfiducia,
dalle reticenze argentine. Questo non significa affatto l'abbandono
di una poetizzazione di Buenos Aires in quanto ispiratrice prima
della sua opera.
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Al contrario, la città la cui essenza è già
stata identificata nelle prime raccolte poetiche, il sobborgo
con i suoi personaggi, entra a far parte dell'universo della
letteratura, determinando una svolta culturale per l'Argentina
che cessa di essere pittoresca e flocloristica. Compadrito,
coltelli e meditazioni sul tempo e sulle civiltà si
contendono le pagine di Borges con la stessa importanza all'interno
di un mondo la cui percezione naturalmente è selettiva
[...]
Il tango, immancabile presenza,
si è già trasformato in un'allusione, un ballo
citato senza quel suo nome che Borges ha ormai pronunciato
mille volte nei suoi versi e che, anche qui, rappresenta per
eccellenza quelli di questa America:
Il tango, immancabile presenza, si è già trasformato
in un'allusione, un ballo citato senza quel suo nome che Borges
ha ormai pronunciato mille volte nei suoi versi e che, anche
qui, rappresenta per eccellenza quelli di questa America:
due compadrito inguainati in seri abiti neri ballano con scarpe
da donna un ballo gravissimo, quello dei due coltelli uguali,
(Storia universale dell'infamia) Buenos Aires è per
Borges il catalizzatore definitivo della cultura argentina.
Dal suo nucleo letterario e civile erano sorti gli impulsi
necessari alla creazione della tradizione gauchesca che, sebbene
non rispecchi in alcun modo la sua identità cittadina,
resta uno dei frutti della sua vivacità culturale.
Ed è per questa Buenos Aires che Borges sogna di colmare
il vuoto dell'assenza di un mito cittadino identificandone
i protagonisti all'interno della sua realtà più
autentica, quella marginale, e di costruire per loro un sistema
di valori scelti nel trascorso globale delle vicende umane.
[...]
Ansioso di edificare simboli
che potessero superare l'azione evidentemente inesorabile
del tempo, e cosciente del suo destino altrettanto inesorabile
di essere uno scrittore, Borges ci suggerisce che proprio
grazie all'elaborazione personale del linguaggio ed alla condivisione
dell'esperienza dell'amore per la parola, ogni espressione
dell'universo acquisisce dignità letteraria, che la
poesia può albergare ovunque: nella conversazione,
nel testo di un tango, nei libri di metafisica, nei detti
e persino in alcuni versi.
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Una nuova milonga
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Come può essere diversa una serata in milonga? Quasi
per caso la presentazione del libro di Monica Fumagalli il
7 novembre al Tangoy di Milano ("Jorge Luis Borges e
il tango") ha generato uno spettacolo breve messo in
scena qualche minuto dopo la mezzanotte che suggerisce l'idea
di una milonga alternativa.La serata al Tangoy prevedeva la
musica tanguera del chitarrista Pierluigi Ferrari ed alcune
poesie di Borges dette da Giuliana Zibetti, la brava attrice
de Le Tracce, il Laboratorio Teatrale di Treviglio.Monica
Fumagalli, ballerina e coreografa, con una grande esperienza
di palcoscenico, ha pensato una scenografia sufficiente a
modificare l'atmosfera del Tangoy da milonga a milonga-teatro.
Sul piccolo palco Pierluigi Ferrari comincia a suonare un
pezzo. Giuliana Zibetti spunta dal lato opposto della sala.
La percorre lentamente tra il pubblico, seduto o in piedi
o accovacciato, concentrata forse su un ricordo: di Borges.
Alta, con una presenza scenica forte, lo sguardo perduto tra
i sentimenti che hanno intrecciato Borges al tango, raggiunge
a sua volta il palco.
Il volume della chitarra scende,
sale la bella voce dell'attrice. E Borges da personaggio della
letteratura universale quasi inafferrabile e quasi lontano
a poco alla volta entra nei cuori. C'era un pubblico numeroso,
tangueri e letterati, un gran pubblico per questo evento culturale.
E' un'annotazione non trascurabile che ha acceso la bravura
di Giuliana Zibetti come di Pierluigi Ferrari sottolineando
un'atmosfera importante, di grande partecipazione. Venti,
venticinque minuti di felice cultura in un certo senso introdotta
da Emilia Perassi, professore ordinario di letteratura ispanoamericana
all'università di Milano, che ha parlato della "sua
allieva" Monica Fumagalli e di Borges in modo assolutamente
affascinante. Non la temuta (forse) lezione su Borges, ma
una conversazione divertente che ha calamitato le attenzioni.
E poi tutti sono tornati
al ballo. Serata piacevole, diversa che non ha certo smentito
l'adesione di chi ama il tango argentino al versante culturale
che lo accompagna. Si può parlare di successo e sull'onda
di questa riuscitis-sima esperienza germoglia la proposta
di una milonga diversa. Non solo tre vals, una cortina, tre
milonghe, una cortina, tre tanghi. Uno spaccato di un quarto
d'ora o poco più (la somma di cinque cortine) nel quale
un'attrice legge qualche poesia, un musicista racconta un
tango, uno scrittore racconta un personaggio della storia
tanguera di Buenos Aires: un compositore, un cantante, un
ballerino. Personaggio di ieri, dell'altro ieri o di oggi.
Il Tangoy ha già dato spazio, come qualche altra sala
non solo milanese, ad una chitarra o un pianoforte. Un preludio
si potrebbe dire all'impronta che ha caratterizzato la serata
di Monica Fumagalli e del suo Jorge Luis Borges.
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