di Massimo Di Marco

 

DA "IL TANGO NEL CUORE"
Storia di Eduardo Arolas, El Tigre del bandoneón
di Massimo Di Marco


Questa volta avevano due stanze, erano contenti anche se alla vita del conventillo dovevano abituarsi. Tutti urlavano, litigavano, discutevano, a volte si picchiavano, uomini con uomini e donne con donne, oppure una famiglia contro l’altra.
In questa casa il 24 febbraio 1892 è nato Lorenzo Arola. Il destino, iniziato con la musica delle bande di Perpignan, ha fornito due altre indicazioni importanti. Innanzitutto Lorenzo è nato alle 6 del mattino, all’ora in cui per il resto della sua vita è saltato fuori dalle tane del tango per tornare a casa a dormire. Inoltre nello stesso conventillo è nato Emilio Fernandez che sarà suo grande amico e compagno di serate, un chitarrista.


Bevono assieme una birra. Parlano di musica, di pianoforte, di tango, di bandoneón, di passioni e un po’ anche di donne. Lorenzo è travolto dall’entusiasmo, Prudencio Aragon è più che stimolante, fa venire la voglia di diventare famosi. Ha l’abito nuovo, la camicia bianca di seta, la farfalla, le scarpe da sera. Lorenzo è ammirato da tanta eleganza e glielo dice.

- A volte può sembrare esagerato vestirsi con tanta ricercatezza – risponde Prudencio - ma quando sono così elegante e mi metto al pianoforte mi sembra che la musica che sto suonando sia più bella.


Una notte, a musica finita, il Mochila va a prendere i soldi dal proprietario del locale, quando torna vede Lorenzo che sta maneggiando il suo bandoneón, tocca i bottoni…
- Perché lo hai preso?
- Lo pulivo…
- No, stavi suonando. Più o meno
- Volevo solo provare a tenerlo sulle ginocchia, ma è stato un attimo
- Vuoi imparare?
- Nooooooooo, ma no, io suono la chitarra e…
- Domani cominciamo, vieni da me domattina

Nella casa una notte conosce la Chiquita. Sembra una bambola, pensa di non aver mai visto una donna tanto bella. Delia sarà la felicità e l’infelicità della sua breve vita.

- Eduardo, ti penserò sempre…
- Perché dici questo?
- Sto partendo. Vado a Parigi, poi a Londra e credo a Roma
- Ma allora…
- Quando ti penso sono felice…

Arolas ha un nodo nel petto, non può essere così, non è possibile…
Elena si stringe vicino a lui, socchiude gli occhi e gli dà un bacio. Era quasi sulle labbra.

Alza lentamente lo sguardo, crede di avere una visione. L’uomo dentro quelle scarpe color beige è la persona più elegante che abbia mai incontrato a Parigi e anche la più bella.
Abito nero, i pantaloni sono di rigato finissimo. Il gilet è dello stesso colore delle scarpe e dei guanti sui quali brillano tre anelli, papillon nero, capelli neri con la brillantina, occhi neri e profondi fissati qua e là. Pepita non riesce a respirare, Kisling è leggermente seccato ma non vuole farlo capire e Kiki se ne accorge. Pepita trova un filo di voce:
- Dev’essere un principe

Rendono bene l’idea dell’albergo le sue 394 camere col bagno e il telefono, 46 suites e un appartamento reale, 2 ristoranti, 18 saloni.
- Dobbiamo trovare il Salón Cortes – dice Flora – ci aspettano lì
Non è poi tanto difficile. Il salone è bellissimo, con divani e poltroncine, tavolini intarsiati e sedie imbottite. In un angolo un pianoforte.
- Suonano – dice Arolas
- Non penso – sorride Flora – sei tu che suonerai qui

Bernadette è preoccupata, Arolas continua a peggiorare. La febbre alta lo fa delirare, gli infermieri un giorno riferiscono a Bernadette che la notte prima aveva continuato a ripetere parole indecifrabili in spagnolo
- Mi Chiquita, mi Chiquita…

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