Questa volta avevano due stanze,
erano contenti anche se alla vita del conventillo dovevano
abituarsi. Tutti urlavano, litigavano, discutevano, a volte
si picchiavano, uomini con uomini e donne con donne, oppure
una famiglia contro l’altra. In questa casa il 24
febbraio 1892 è nato Lorenzo Arola. Il destino, iniziato
con la musica delle bande di Perpignan, ha fornito due altre
indicazioni importanti. Innanzitutto Lorenzo è nato
alle 6 del mattino, all’ora in cui per il resto della
sua vita è saltato fuori dalle tane del tango per
tornare a casa a dormire. Inoltre nello stesso conventillo
è nato Emilio Fernandez che sarà suo grande
amico e compagno di serate, un chitarrista.
Bevono assieme una birra. Parlano di
musica, di pianoforte, di tango, di bandoneón, di
passioni e un po’ anche di donne. Lorenzo è
travolto dall’entusiasmo, Prudencio Aragon è
più che stimolante, fa venire la voglia di diventare
famosi. Ha l’abito nuovo, la camicia bianca di seta,
la farfalla, le scarpe da sera. Lorenzo è ammirato
da tanta eleganza e glielo dice.
- A volte può sembrare
esagerato vestirsi con tanta ricercatezza
– risponde Prudencio
- ma quando sono così elegante e mi metto al
pianoforte mi sembra che la musica che sto suonando sia
più bella.
Una notte, a musica finita, il Mochila
va a prendere i soldi dal proprietario del locale, quando
torna vede Lorenzo che sta maneggiando il suo bandoneón,
tocca i bottoni…
- Perché lo hai preso?
- Lo pulivo…
- No, stavi suonando. Più o meno
- Volevo solo provare a tenerlo sulle ginocchia, ma è
stato un attimo
- Vuoi imparare?
- Nooooooooo, ma no, io suono la chitarra e…
- Domani cominciamo, vieni da me domattina
Nella casa una notte conosce la Chiquita.
Sembra una bambola, pensa di non aver mai visto una donna
tanto bella. Delia sarà la felicità e l’infelicità
della sua breve vita.
- Eduardo, ti penserò sempre…
- Perché dici questo?
- Sto partendo. Vado a Parigi, poi a Londra e credo a Roma
- Ma allora…
- Quando ti penso sono felice…
Arolas ha un nodo nel petto, non può essere così,
non è possibile…
Elena si stringe vicino a lui, socchiude gli occhi e gli dà
un bacio. Era quasi sulle labbra.
Alza lentamente lo sguardo, crede di avere
una visione. L’uomo dentro quelle scarpe color beige
è la persona più elegante che abbia mai incontrato
a Parigi e anche la più bella.
Abito nero, i pantaloni sono di rigato finissimo. Il gilet
è dello stesso colore delle scarpe e dei guanti sui
quali brillano tre anelli, papillon nero, capelli neri con
la brillantina, occhi neri e profondi fissati qua e là.
Pepita non riesce a respirare, Kisling è leggermente
seccato ma non vuole farlo capire e Kiki se ne accorge. Pepita
trova un filo di voce:
- Dev’essere un principe
Rendono bene l’idea dell’albergo
le sue 394 camere col bagno e il telefono, 46 suites e un
appartamento reale, 2 ristoranti, 18 saloni.
- Dobbiamo trovare il Salón Cortes – dice
Flora – ci aspettano lì
Non è poi tanto difficile. Il salone è bellissimo,
con divani e poltroncine, tavolini intarsiati e sedie imbottite.
In un angolo un pianoforte.
- Suonano – dice Arolas
- Non penso – sorride Flora – sei
tu che suonerai qui
Bernadette è preoccupata, Arolas
continua a peggiorare. La febbre alta lo fa delirare, gli
infermieri un giorno riferiscono a Bernadette che la notte
prima aveva continuato a ripetere parole indecifrabili in
spagnolo
- Mi Chiquita, mi Chiquita…
|