di Massimo Di Marco

 

DA "CARLOS GAVITO"
di Massimo Di Marco-Monica Fumagalli
"Un tango passa attraverso le stanze, che poi non sono troppe, scivola verso la strada attraverso la porta che è rimasta aperta. Quando gli passa vicino Carlitos alza piano il braccio sinistro, come per accarezzarlo. Poi il braccio destro disegna nell'aria un abbraccio e il bambino comincia ad accompagnare la musica con i passi. Ha i pantaloni corti, i capelli lisci e neri. Ha dieci anni, è il suo primo tango in una Buenos Aires dove il tango sembra destinato a sfumare tra i ricordi dei vecchi.


Due signore con la borsa della spesa passano davanti al 360 di Calle Samudío, lo vedono, fanno un piccolo commento e sorridono. Non c'è un secondo tango, forse la mamma ha cercato un'altra stazione, adesso la casa si riempie di musica classica...

La Tour Eiffel non piaceva a Guy de Maupassant. Andava in giro per Parigi a dire quanto lo disturbasse, però tutti i giorni saliva lassù per il pranzo. Diceva - Non c'è niente di strano, questo è l'unico posto dove non si possa vedere la torre Maupassant andava a mangiare più in alto, a 125 metri d'altezza, al Restaurant Jules Verne, tutto un decoro e candidato ad entrare nella guida Michelin con una stella. Ancora più in alto, al terzo piano della torre, c'era un negozio di souvenirs e l'ufficio dell'ingegner Gustave Eiffel, ben conservato. L'idea di aprire un secondo ristorante al primo piano non era quella di proporre un ristorante alternativo, un po' meno aristocratico. Doveva essere diverso ma ugualmente importante. Le finestre grandi davano sulla Senna e il Trocadero da una parte, la struttura della torre dall'altra. Dentro era tutto acciaio e bulloni, fuori aveva le sembianze di un dirigibile dipinto nel cielo di Parigi. C'erano tavoli per 230 persone. Ogni sera l'Altitude 95 era esaurito. Carlos Gavito aveva in tasca un contratto per un anno. Non doveva fare qualche tango ogni tanto, era il personaggio principale di uno spettacolo che si chiamava "L'Argentina alla Torre Eiffel". Il successo è stato brillantissimo. Come finiva lo spettacolo cominciavano i bis e praticamente cominciava uno spettacolo nuovo. I manifesti pubblicitari avevano tappezzato Parigi ed avevano prodotto l'effetto voluto sia presso i parigini che sui turisti. Gli argentini residenti a Parigi erano stati i primi a mettersi in coda ai piedi della torre. Sapevano benissimo chi fossero Gavito e Mirta...

A Londra Gavito aveva ancora i suoi allievi e poteva trovarne altri. Incontra un vecchio amico scozzese. Parlano un po' di tutto. L'amico gli dice: - Se vuoi aprire una scuola io ti aiuto. Diciamo che siamo soci. Perché no? Gavito si organizza. Ritrova i suoi allievi e li riunisce. Contemporaneamente riceve una proposta nuova, insperata. Gli dicono se vuol tenere delle conferenze sulla cultura del tango. Bello, gli piace. Farà così, resterà a Londra venerdì, sabato e domenica. Da lunedì a giovedì sera andrà a Perth, più che altro per giocare con la bambina. Le vuole bene, potrebbe sciogliersi quando lei gli butta le braccia al collo e lo chiama papino mio. Bisogna trovare lo spazio per aprire questa scuola. Ci sono tre o quattro possibilità, la più convincente e conveniente è sotto il ponte di Waterloo, a Falling Arches, dove forse si agita ancora il fantasma di Vivien Leigh. E' una palestra più piccola che grande, però carina, con il pavimento di legno, gli specchi incollati alle pareti. Vicino c'è il National Film Theatre, un mercatino di libri usati, il Riverside Walk Market. Infine una rosticceria quasi irresistibile. Sally Potter è una ballerina. Dopo l'esperienza con Richard Alston, nel 1974 ha creato una propria compagnia con Jacky Lansley, la Limited Dance Company. Conosce molto bene il ballo da sala e tutte le specialità dello standard che comprendono anche il tango. Ma non è il tango argentino. Gavito si accorda sul prezzo delle lezioni, Sally sa muoversi sul pavimento, però anche per lei la strada è lunga. - Aveva talento- ricorda Gavito - ma per ballare nella milonga, non per fare la tanguera professionista Sally prende lezioni sotto il ponte di Waterloo due volte alla settimana per due anni. Raggiunge indubbiamente un buon livello, dentro di lei è già germogliata l'idea di un film.Gli chiede di essere la sua partner nelle esibizioni, a Londra e dove capita.
- Non è possibile Sally, io sono sposato e mia moglie è già la mia partner Lei insiste, ha un suo progetto, non le basta più andare a scuola
- Potremmo fare un film assieme, un film di tango
- No, non mi interessa un film
- Allora come faccio? Se vuoi un ballerino prova a parlare con un mio amico. Ti do il telefono di Pablo Verón, gli telefoni a Parigi....

...a partire da questa riflessione, di sapore metafisico, ha inizio la tappa attuale (l'ultima) del tango di Gavito: un tango sensa passi, ovvero un tango nel quale ogni movimento sia ridotto alla massima essenza. Non un passo o una sequenza ma forse un gesto, riconoscibile appena come parte di una figura coreografica ormai trasformata dalla pausa e dalla stilizzazione. Il gesto semplicissimo, per sostituire i movimenti eseguiti in quantità, per emozionare e commuovere, deve possedere essenza. Secondo Gavito questo significa soprattutto la capacità di essere creatori del proprio tango.

Essere ballerini meravigliosi non significa necessariamente essere dei creatori. Possiamo ballare in modo mediocre un tango ineccepibile dal punto di vista tecnico, oppure possiamo ballare un tango di mediocre difficoltà tecnica in modo meraviglioso, unico, irripetibile. Il tango resta la danza dell'invenzione per eccellenza, al di là degli attuali tentativi di accademizzazione e standardizzazione di questa danza, che hanno sempre fini ben più commerciali che didattici o artistici. Nel tango il più apprezzato è colui che si distingue proprio perché balla in modo diverso dagli altri. I grandi ballerini vengono ricortdati per la loro originalità, per la loro personalità e mai per la loro correttezza di esecuzione di un movimento che figura su qualche manuale accomnpagnato da un nome tecnico. Per questo si dice che il nostro tango racconta la nostra vita...

 

 
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