Due signore con la borsa della spesa passano davanti al 360
di Calle Samudío, lo vedono, fanno un piccolo commento e sorridono.
Non c'è un secondo tango, forse la mamma ha cercato
un'altra stazione, adesso la casa si riempie di musica classica...
La Tour Eiffel non piaceva
a Guy de Maupassant. Andava in giro per Parigi a dire quanto
lo disturbasse, però tutti i giorni saliva lassù
per il pranzo. Diceva - Non c'è niente di strano, questo
è l'unico posto dove non si possa vedere la torre Maupassant
andava a mangiare più in alto, a 125 metri d'altezza,
al Restaurant Jules Verne, tutto un decoro e candidato ad
entrare nella guida Michelin con una stella. Ancora più
in alto, al terzo piano della torre, c'era un negozio di souvenirs
e l'ufficio dell'ingegner Gustave Eiffel, ben conservato.
L'idea di aprire un secondo ristorante al primo piano non
era quella di proporre un ristorante alternativo, un po' meno
aristocratico. Doveva essere diverso ma ugualmente importante.
Le finestre grandi davano sulla Senna e il Trocadero da una
parte, la struttura della torre dall'altra. Dentro era tutto
acciaio e bulloni, fuori aveva le sembianze di un dirigibile
dipinto nel cielo di Parigi. C'erano tavoli per 230 persone.
Ogni sera l'Altitude 95 era esaurito. Carlos Gavito aveva
in tasca un contratto per un anno. Non doveva fare qualche
tango ogni tanto, era il personaggio principale di uno spettacolo
che si chiamava "L'Argentina alla Torre Eiffel".
Il successo è stato brillantissimo. Come finiva lo
spettacolo cominciavano i bis e praticamente cominciava uno
spettacolo nuovo. I manifesti pubblicitari avevano tappezzato
Parigi ed avevano prodotto l'effetto voluto sia presso i parigini
che sui turisti. Gli argentini residenti a Parigi erano stati
i primi a mettersi in coda ai piedi della torre. Sapevano
benissimo chi fossero Gavito e Mirta...
A Londra Gavito aveva ancora
i suoi allievi e poteva trovarne altri. Incontra un vecchio
amico scozzese. Parlano un po' di tutto. L'amico gli dice:
- Se vuoi aprire una scuola io ti aiuto. Diciamo che siamo
soci. Perché no? Gavito si organizza. Ritrova i suoi
allievi e li riunisce. Contemporaneamente riceve una proposta
nuova, insperata. Gli dicono se vuol tenere delle conferenze
sulla cultura del tango. Bello, gli piace. Farà così,
resterà a Londra venerdì, sabato e domenica.
Da lunedì a giovedì sera andrà a Perth,
più che altro per giocare con la bambina. Le vuole
bene, potrebbe sciogliersi quando lei gli butta le braccia
al collo e lo chiama papino mio. Bisogna trovare lo spazio
per aprire questa scuola. Ci sono tre o quattro possibilità,
la più convincente e conveniente è sotto il
ponte di Waterloo, a Falling Arches, dove forse si agita ancora
il fantasma di Vivien Leigh. E' una palestra più piccola
che grande, però carina, con il pavimento di legno,
gli specchi incollati alle pareti. Vicino c'è il National
Film Theatre, un mercatino di libri usati, il Riverside Walk
Market. Infine una rosticceria quasi irresistibile. Sally
Potter è una ballerina. Dopo l'esperienza con Richard
Alston, nel 1974 ha creato una propria compagnia con Jacky
Lansley, la Limited Dance Company. Conosce molto bene il ballo
da sala e tutte le specialità dello standard che comprendono
anche il tango. Ma non è il tango argentino. Gavito
si accorda sul prezzo delle lezioni, Sally sa muoversi sul
pavimento, però anche per lei la strada è lunga.
- Aveva talento- ricorda Gavito - ma per ballare nella milonga,
non per fare la tanguera professionista Sally prende lezioni
sotto il ponte di Waterloo due volte alla settimana per due
anni. Raggiunge indubbiamente un buon livello, dentro di lei
è già germogliata l'idea di un film.Gli chiede
di essere la sua partner nelle esibizioni, a Londra e dove
capita.
- Non è possibile Sally, io sono sposato e mia moglie
è già la mia partner Lei insiste, ha un suo
progetto, non le basta più andare a scuola
- Potremmo fare un film assieme, un film di tango
- No, non mi interessa un film
- Allora come faccio? Se vuoi un ballerino prova a parlare
con un mio amico. Ti do il telefono di Pablo Verón, gli telefoni
a Parigi....
...a partire da questa
riflessione, di sapore metafisico, ha inizio la tappa
attuale (l'ultima) del tango di Gavito: un tango sensa
passi, ovvero un tango nel quale ogni movimento sia
ridotto alla massima essenza. Non un passo o una sequenza
ma forse un gesto, riconoscibile appena come parte di
una figura coreografica ormai trasformata dalla pausa
e dalla stilizzazione. Il gesto semplicissimo, per sostituire
i movimenti eseguiti in quantità, per emozionare
e commuovere, deve possedere essenza. Secondo Gavito
questo significa soprattutto la capacità di essere
creatori del proprio tango. |
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Essere ballerini meravigliosi
non significa necessariamente essere dei creatori. Possiamo
ballare in modo mediocre un tango ineccepibile dal punto di
vista tecnico, oppure possiamo ballare un tango di mediocre
difficoltà tecnica in modo meraviglioso, unico, irripetibile.
Il tango resta la danza dell'invenzione per eccellenza, al
di là degli attuali tentativi di accademizzazione e
standardizzazione di questa danza, che hanno sempre fini ben
più commerciali che didattici o artistici. Nel tango
il più apprezzato è colui che si distingue proprio
perché balla in modo diverso dagli altri. I grandi
ballerini vengono ricortdati per la loro originalità,
per la loro personalità e mai per la loro correttezza
di esecuzione di un movimento che figura su qualche manuale
accomnpagnato da un nome tecnico. Per questo si dice che il
nostro tango racconta la nostra vita...
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